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Modello Ricorso al C.d.a. avverso le modalità di applicazione del premio supplementare per asbestosi e silicosi

Ricorso al C.d.a. avverso le modalità di applicazione del premio supplementare per asbestosi e silicosi

Carta intestata

Al Consiglio di Amministrazione
dell’I.N.A.I.L.
Via __________
Roma

e p.c.
Spett.
I.N.A.I.L.
Sede di _______

Oggetto: ricorso avverso le modalità di applicazione del premio supplementare per asbestosi e silicosi.

Il sottoscritto ________, nato a _____ il ____ e residente a _______, in via __________, n. __, nella propria qualità di legale rappresentante/titolare della ______, con sede in _______, via ________, n. ___, C.F. e P.I. _________, operante nel settore ______________, di cui alla posizione assicurativa territoriale n. ________, e per conto della medesima società;

premesso

che la sede Inail di ______, in data _____ ha notificato il provvedimento di riliquidazione del premio supplementare per silicosi ed asbestosi sostenendo che le modalità di applicazione della tariffa supplementare da parte della scrivente siano erronee;

considerato

che la scrivente opera nel settore ________;
che l’attività viene svolta in siti di grandi dimensioni (diversi chilometri quadrati), sulla base di contratti di appalto di durata annuale o pluriannuale stipulati con soggetti committenti di primaria importanza economica quali ______;
che in termini assolutamente sporadici e saltuari la ditta partecipa ad altri contratti di appalto con gli stessi soggetti di cui sopra, ma anche con altri clienti, per attività di scoibentazione di manufatti in amianto (generalmente di piccola dimensione e per importi di valore economico estremamente contenuto);
che tali contratti di appalto con connaturato rischio di amianto, separati rispetto al contratto di manutenzione principale, che possono svolgersi all’interno dell’area del committente principale, sono gestiti con apertura di specifici e separati cantieri ed interessano lavoratori che unicamente si occupano, per l’occasione dell’esecuzione dei lavori, di tali cantieri che, peraltro vengono ad avere una durata estremamente limitata nel tempo (pochi giorni cadauno);
che l’azienda, per i cantieri a rischio amianto, ha sempre operato a norma di quanto previsto e prescritto dal D.L. 277/91 e dal D.M. 6/9/94, dai piani di lavoro approvati e dalle prescrizioni emanate dalle competenti U.S.L. od A.S.L.;
che tali elementi consentono di effettuare due ulteriori ed importanti deduzioni:
è possibile ricostruire pedissequamente tutta l’attività lavorativa in ambiente amianto dell’azienda;
l’azienda ha operato per ogni singolo cantiere rendendolo asettico rispetto all’area circostante con costruzione, intorno all’oggetto da scoibentare, di apposita cabina in tubi da ponteggio e listelli di legno, chiusa in polietilene e mantenuta in depressione, creando quella che in gergo tecnico viene definita una “area confinata”. Il cantiere di lavoro (ivi inclusi doccia e spogliatoi) è reso privo di accessi esterni, di aperture od interstizi verso l’esterno per evitare la ipotetica fuori uscita di fibra nell’ambiente circostante. La condizione di asetticità ambientale del cantiere è peraltro verificata da test preliminare di immissioni di fumo all’interno della cabina di lavoro ed il personale ivi occupato è vestito e protetto con tutta la dotazione prevista per operare in massima sicurezza: ivi compresa maschera integrale da collegare al sistema di autorespirazione con bombola in sovrappressione o a respiratore a ventilazione assistita in sovrappressione filtrata e depurata con filtri di classe P3 ad alta efficienza;

considerato ulteriormente in diritto

1) che l’applicazione del tasso di premio supplementare, per le caratteristiche operative, debba applicarsi sulla base delle disposizioni di cui all’art. 1, 3° comma del D.M. 20.6.1988, che, pro-memoria, recita: “Ove il datore di lavoro eserciti in più luoghi lavori classificabili alla stessa voce di tariffa inclusi in una unica posizione assicurativa e solo per alcuni di detti lavori sussista il rischio di silicosi-asbestosi, il rapporto di incidenza sarà determinato assumendo a base di calcolo del premio le retribuzioni specifiche e complessive del singolo lavoro che comporta il rischio”. L’affermazione è suffragata dal fatto che l’azienda opera effettivamente in più luoghi, lavori classificabili all’interno della stessa voce di tariffa operando con contratti di appalto separati (uno di manutenzione, l’altro di scoibentazione) anche se posti in essere con il medesimo committente, ma all’interno di aree vaste ed all’aperto su cui operano cantieri specificamente aperti e resi asettici per lavori afferenti il rischio amianto. Soltanto per alcuni lavori sussiste quindi il rischio amianto e cioè per quelli afferenti specifici contratti di scoibentazione per cui l’azienda opera oltretutto nelle modalità sopra esposte;
2) che quanto evidenziato al precedente punto, sulla determinazione del premio supplementare, è confermato dalla lettura dell’art. 153 del T.U. Infortuni il quale ne determina la quantificazione “in relazione all’incidenza delle retribuzioni specifiche, riflettenti i dipendenti esposti a inalazioni di silice libera o amianto in concentrazione tale da determinare il rischio, sul complesso delle retribuzioni erogate a tutti i dipendenti ... dello stesso cantiere”. Già la norma quadro, così costituita dall’art. 10 della legge 780/75, prende in considerazione il singolo cantiere ed unicamente a tale unità di misura diviene corretto unificarci in quanto, se così non fosse, anche tutti i dipendenti della ditta appaltante i lavori dovrebbero, per il solo motivo dell’esecuzione di un’opera di scoibentazione da parte della scrivente, essere assoggettati a contribuzione premiale supplementare. La giurisprudenza in materia ha inoltre precisato un altro fondamentale aspetto: il premio supplementare risulta dovuto soltanto se risulti accertato in concreto che, a causa delle lavorazioni indicate in tabella, si verifichi nell’ambiente di lavoro una dispersione di silice o di amianto in concentrazione non inferiore a quella normalmente idonea a determinare, per il personale addetto, il rischio effettivo (e non presunto) di contrarre la silicosi o l’asbestosi (tra le altre Cass. 17.1.1986 n. 321, in Riv. inf. mal. prof. 1986, II, 115; Cass. 15.6.1988 n. 4072, in Foro it. Mass. 1988). La giurisprudenza è giunta alla conclusione che la norma in commento non si limita a stabilire un criterio di massima per la determinazione del medesimo premio supplementare, ma introduce una condizione limitativa alla sua corresponsione, nel senso che la subordina alla sussistenza di un rischio effettivo, tanto che in caso di contestazione debba essere l’Istituto assicuratore a fornire l’onere della prova della sussistenza del rischio medesimo (Cass. 25.11.1988 n. 6346, in Foro it. Mass. 1988). Pertanto, muovendo da tale presupposto è stato ulteriormente chiarito (Cass. 28.03.1986 n. 2230, in Mass. Giur. Lav. 1986, 248) che le retribuzioni da prendere a base per la determinazione del premio supplementare non sono quelle facenti capo ai lavoratori esposti genericamente ad un rischio presunto, ma di coloro che in concreto sono soggetti ad inalazione di silice libera o di amianto in concentrazione tale da determinare per essi stessi un rischio effettivo di contrazione di una delle dette tecnopatie. In conseguenza giuridica e giuridico-logica, a norma del già citato art. 1, 3° comma del D.M. 20.6.1988, ove il datore di lavoro eserciti in più luoghi lavori classificabili alla stessa voce di tariffa inclusi in una unica posizione assicurativa e solo per alcuni di detti lavori sussista il rischio di silicosi-asbestosi, il rapporto di incidenza sarà determinato assumendo a base di calcolo del premio le retribuzioni specifiche e complessive del singolo lavoro (leggasi cantiere) che comporta il rischio;
3) che se non fosse applicato il premio supplementare in rapporto di incidenza tra le retribuzioni specifiche e complessive del singolo cantiere, sarebbe infranto il principio costituzionale della capacità contributiva di cui all’art. 53, 1° comma, della Costituzione italiana che recita: “ Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”. La riflessione giuridica non appare di valore residuale se correlata al rapporto d’incidenza secondo la:
tesi aziendale: tra retribuzioni specifiche e complessive del singolo cantiere di pari importo (es: € 10.000,00=) che determinano un tasso supplementare massimo del 92,00 (e quindi un premio supplementare di € 920,00=);
tesi Inail: tra retribuzioni specifiche (es: € 10.000,00) e complessive di tutti i cantieri all’interno di un’area (es: € 3.000.000,00=) che determinano un tasso supplementare del 4,50 per mille (e quindi un premio supplementare di € 13.500,00=).
L’eccezione di incostituzionalità non appare infondata in quanto, per il solo fatto di effettuare lavori in rischio asbestosi, l’azienda andrebbe a sostenere un costo del lavoro di per se superiore al ricavato dell’appalto e quindi un ingiusto danno economico dato dalla sperequazione tra costi ordinari e costi aggiuntivi (sovrappremio Inail);

ricorre

avverso il citato provvedimento, ai sensi dell’art. 39 del Testo Unico Infortuni, D.P.R. 1124/65, chiedendo che Codesto Spettabile Consiglio di Amministrazione voglia provvedere alla rideterminazione del tasso di premio supplementare tenuto conto delle osservazioni prodotte.
Con osservanza.

Luogo e data
Il legale rappresentante

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